In vista della demolizione del cinquantennale ecomostro modugnese, il Comune di Modugno sta facendo realizzare una recinzione dell'immobile per impedire a chiunque l'accesso e l'avvicinamento al rudere di 5 piani, anche allo scopo di tutelare la sicurezza pubblica e l'incolumità privata…

 

 
 
 
 
In vista della demolizione del cinquantennale ecomostro modugnese, il Comune di Modugno sta facendo realizzare una recinzione dell'immobile per impedire a chiunque l'accesso e l'avvicinamento al rudere di 5 piani, anche allo scopo di tutelare la sicurezza pubblica e l'incolumità privata. A sovrintendere ai lavori di questa mattina, per il Comune di Modugno c'erano i Responsabili dei Servizi Lavori Pubblici e Assetto del Territorio, il comando dei Vigili Urbani e i carabinieri della compagnia locale.
 
Alla giornata odierna il Comune di Modugno ci arriva da proprietario del cosiddetto 'bubbone': nel 2016, infatti, dopo una faticosissima ricostruzione storico/documentale, l'amministrazione Magrone ha accertato la natura abusiva dell'immobile, ha negato il condono richiesto dagli ex proprietari ed ha perciò ordinato a questi ultimi di demolire il fabbricato. Un ordine di demolizione che non è mai stato eseguito dai proprietari, i quali hanno invece fatto ricorso al Tar per ottenere il condono dell'abuso edilizio. Lo scorso 27 febbraio il Tar Puglia ha dato ragione all'amministrazione comunale confermando la natura abusiva e la non condonabilità del 'bubbone'. Nel frattempo l'inottemperanza dell'ordine di demolizione ingiunto agli ex propietari ha comportato, per legge, il passaggio della proprietà dell'immobile al Comune di Modugno ed è lo stesso Comune che, forte della sentenza favorevole del Tar e salvo diverso avviso del Consiglio di Stato, ha la possibilità di concludere il procedimento che porta alla demolizione del fabbricato.
 
Situato tra via Pordenone, via Ancona e via Canne della Battaglia, rimasto incompiuto e allo stato rustico dal 1972, ridotto da molti anni a un pericolante scheletro 5 piani, l'immobile diventato quindi noto come il 'bubbone' del quartiere Cecilia è il simbolo tristemente eloquente di una storia, soprattutto politica, di totale mancanza di rispetto per la comunità. “Un'ingiuria lunga cinquant'anni alla popolazione del quartiere Cecilia – dice il Sindaco Magrone –. Contro questa ingiuria occorrono misure radicali di risanamento che oggi sembrano finalmente possibili. E se siamo giunti fino a qui è perché ancora una volta questa amministrazione ha avuto il coraggio di impegnarsi in un contenzioso complicato e faticoso pur di affermare le ragioni, riconosciute dal Tar, del quartiere Cecilia e della legalità ambientale e urbanistica nel nostro territorio.”
 
 
 
 
FONTE: PAGINA FACEBOOK MAGRONE SINDACO