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Su "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 05/12/2013 ampio reportage sulla 'zona maledetta' della terra dei fuochi, nel territorio compreso tra Modugno e Binetto, Grumo e Palo, Binetto e Toritto. Dal 27 maggio al 9 novembre roghi dirifiuti a ripetizione…

Nero fumo e veleni
ecco a Bari
la nostra terra dei fuochi

 

altdi LEO MAGGIO

«Un tanfo irrespirabile che stringe la gola e fa lacrimare gli occhi. Un puzzo maligno che impregna i vestiti e che ti porti addosso». I rifiuti bruciano anche nella terra di Bari. E puzzano. Amianto, pneumatici, olii esausti, pezzi di carrozzeria, materiale elettrico ed elettronici di ogni genere. La lista dei rifiuti ammassati per le campagne del territorio cresce insieme al pericolo inquinamento. Mai di più stretta attualità il cosiddetto decreto sulla «terra dei fuochi» in base al quale bruciare rifiuti diventa (finalmente) reato.

LA TERRA DI BARI – Discariche a cielo aperto sorgono improvvisate tra gli ulivi ed i muretti a secco, accogliendo tra gli orti e le colture scarti di lavorazione edile, vecchi mobili, solventi e vernici. Ma anche giocattoli, polistirolo di uso alimentare per la conservazione di pesce e latticini, scarti plastici di impianti di irrigazione, teli, serbatoi e buste di indifferenziata. Rifiuti ordinari ma anche speciali a cui una mano ignota dà fuoco anche qui. La campagna barese non sarà la vera «terra dei fuochi» ma l’abitudine criminale di incendiare i rifiuti ammassati è una pratica ricorrente anche nel nostro hinterland.

LA DENUNCIA GIÀ NEL 2008 – A denunciarlo è la Lab, Libera Associazione Binetto, da anni impegnata nella promozione della cultura della legalità e nella difesa dell’ambiente e la valorizzazione del territorio. «Abbiamo iniziato a studiare il fenomeno nel 2008, segnalando al Nucleo Operativo Ecologico roghi sempre più frequenti ed abbandoni indiscriminati di rifiuti pericolosi nelle nostre campagne – sostiene Angelo Chirico, presidente della Lab – documentando il fenomeno con fotografie e filmati e constatando come i roghi siano costanti, diventando una pratica che definirei criminale per il semplice fatto che rappresentano un attacco alla salute dei cittadini».

ROGHI CONTINUI PER DIMINUIRE IL VOLUME DEI RIFIUTI – Tanto per documentarne qualcuno, senza andare troppo indietro nel tempo, una coltre nera di fumo si levò minacciosa tra le campagne di Modugno il 18 giugno 2012. Quest’anno, invece, si possono contare con frequenza a partire dal 27 maggio scorso, con due roghi nel territorio di Grumo Appula, intorno alle 14.35, nei pressi del vecchio tracciato ferroviario della linea Bari Taranto e lungo la via per Cassano. Il 30 maggio, alle ore 13.20, a Bitetto, in contrada Bavotta. Il 6 giugno a Binetto, presso l’ex canile zampa tesa. Il 14 giugno ancora nelle campagne di Binetto, sulla strada poderale per Sannicandro, alle 17.30. Il 16 giugno a Modugno, in via Vigili del fuoco caduti in servizio, alle 18.15, nel bel mezzo della zona artigianale. Il 17 giugno scorso, dalle ore 14.45 in poi, dalle colline della provincia, diversi fumi densi e neri furono avvistati sulla linea dell’orizzonte barese, da est ad ovest. E ancora, la stessa sera a Binetto, lungo la strada per Sannicandro, intorno alle 20.45, ai piedi del ponte sulla ferrovia Bari- Taranto. «I roghi sono appiccati ciclicamente – sostiene Chirico – le stesse zone sono da noi costantemente monitorate e possiamo affermare con certezza che una mano criminale appicca volontariamente il fuoco per ridurre il volume dei rifiuti ammassati nel tempo». Ancora un fuoco a Binetto, il 21 luglio, nel quartiere San Giuseppe Artigiano e il 4 agosto a Toritto, alle ore 17.15, a pochi chilometri dalla strada statale 96 in direzione Matera. Il 14 ottobre, ore 16.30, un fumo nero e denso si alzava ancora nei pressi dell’ex canile Zampatesa. In quell’occasione, partì anche una segnalazione al 115, ai vigili del fuoco. Tra gli ultimi roghi segnalati, prima che la pioggia ci mettesse una pezza, l’8 novembre scorso, alle 16.30, sulla via vecchia Grumo-Bitetto. E il 9 novembre, alle 16, in via Cimitero,ancora a Binetto.

ROGHI PER SEPARARE I METALLI – Tra le ipotesi più accreditate, la possibilità che i fuochi siano appiccati da bande organizzate per favorire la scomparsa e la trasformazione degli elementi di contorno come plastica, spuma isolante, e materiali vari per recuperarne parti metalliche residue da vendere ai rottamatori. – Secondo altri, invece, gli incendiari avrebbero interesse ad appiccare fuochi con l’unico obiettivo di bruciare i rifiuti accatastati nelle strade di campagne perché nel tempo, si trasformano in discariche improvvisate che nessuno provvede a segnalare o denunciare alle autorità. In territorio di Palo del Colle, un agricoltore, racconta quanto avvenuto in una campagna nei pressi di contrada Mangiaquero. «Entrano e scaricano, ci hanno rotto anche la sbarra di ferro che chiudeva l’entrata. Hanno scaricato eternit, lana di vetro, residui di lavorazione, rifiuti di ogni genere e tanti pneumatici – racconta l’anziano agricoltore – poi un bel giorno abbiamo trovato tutto bruciato e il fuoco ha coinvolto anche alcuni alberi. E non è successo solo una volta».

I PROPRIETARI DEI SUOLI NON DENUNCIANO – Ovvio: perché temono di pagare la bonifica. Anche in questo caso, come tutte le altre volte, il fatto non è stato denunciato alle autorità competenti, un po’ per superficialità ed ignoranza ma anche perché i proprietari temono di dover pagare la bonifica e l’eventuale caratterizzazione del suolo a proprie spese. «Si tratta di responsabilità oggettiva – ribadisce Luigi di Caterino, comandante della polizia municipale di Modugno – anche se il proprietario del suolo non è responsabile dell’inquinamento deve attivarsi a sue spese per ripulire e bonificare il suolo». Secondo la legge, infatti, i cittadini dovrebbero denunciare i rinvenimenti alle autorità di vigilanza. Viene così interessato l’ufficio ambiente del Comune di riferimento che fa partire l’accertamento. Se la discarica abusiva insiste su un suolo pubblico, il Comune deve procedere alla bonifica con proprie risorse. Se si tratta di suolo privato, invece, è il proprietario che si deve attivare. Altrimenti, se il privato non dovesse intervenire entro un certo periodo, spetta al Comune procedere alla bonifica addebitando il costo al proprietario inadempiente. Un iter che si conclude sempre in un nulla di fatto.

I ROGHI SI APPICCANO BRUCIANDO VECCHI PNEUMATICI – I vecchi pneumatici sono molto utili alla combustione, perché, in combinazione simultanea con plastiche di ogni genere, vernici ed elettrodomestici di diversa generazione, consentono al fuoco di mantenersi vivo, raggiungere temperature molto alte e bruciare in breve tempo, tutto quello che capita, persino frantumare lastre di amianto. Sul piazzale posteriore alla stazione ferroviaria di Grumo Appula, degrado e sporcizia. A poche centinaia di metri, su porzioni di campagne abbandonate e lungo una strada vicinale, ammassi di porcherie e i resti di un grande fuoco spento con evidenti tracce di pneumatici bruciati.

Fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

 
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