alt Due personaggi ritenuti vicini al clan Strisciuglio, Giorgio Gernone, di 18 anni, e Nicola Volpe, di 26, di Bari e di Modugno, sono stati presi dalla Mobile per rapina, lesioni e tentata estorsione a un pescivendolo del mercato della ex Manifattura, al Libertà…

Dopo averlo costretto a consegnare l’incasso della giornata (500 euro) e poi rinchiuso nel frigo congelatore, si sarebbero congedati da lui con una minaccia del tipo: «Questo non è niente, domani torniamo, ci devi dare tremila euro».
Quando si sono presentati, a volto scoperto, in pieno giorno, quasi in modo che potessero essere visti da tutti, la vittima non c’era: il giorno prima aveva subito troppe botte. Giorgio Gernone di 18 anni e Nicola Volpe di 26, il primo di Bari e il secondo di Modugno, entrambi noti alle forze dell’ordine e ritenuti vicini al clan Strisciuglio, sono stati arrestati dagli agenti della squadra mobile di Bari con le accuse di rapina aggravata, lesioni personali gravi (la vittima rischia di perdere l’udito) e tentata estorsione ai danni di un commerciante di prodotti ittici del mercato rionale coperto della ex Manifattura dei Tabacchi.
Gli arresti sono stati eseguiti sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Bari Giulia Romanazzi su richiesta del procuratore aggiunto Anna Maria Tosto e del pm Br una Mang anelli, titolari del fascicolo.
I fatti contestati risalgono al 26 settembre scorso quando, secondo gli accertamenti della Polizia e la coraggiosa denuncia della vittima, Gernone e Volpe, nonostante la presenza di numerosi clienti e commercianti al mercato nel cuore del quartiere Libertà (o forse proprio per questa numerosa presenza), avrebbero avvicinato il commerciante, un pescivendolo, costringendolo ad entrare nel suo box.
 
Erano circa le 13 quando l’uomo è stato picchiato. Ancora stordito a causa delle botte, la vittima sarebbe stata costretta a consegnare l’incasso della giornata, circa 500 euro. Prima di
allontanarsi, gli aggressori lo avrebbero poi rinchiuso in un frigo-congelatore, minacciandolo
di morte se il giorno dopo non avesse pagato una tangente di 3.000 euro.
Il 27 settembre, però, il commerciante era ricoverato in ospedale per le lesioni subìte. Non era nelle condizioni di potere pagare il pizzo. L’uomo rischia di perdere la funzionalità di un orecchio. Gli investigatori sono riusciti a risalire ai presunti autori dell’aggressione, facendo breccia nel comportamento «omertoso» degli altri commercianti e dei testimoni.
 
Non è stato facile per la squadra mobile convincere qualcuno a collaborare. Nel quartiere da tempo si respira un clima di paura e omertà. A crearlo gente senza scrupoli. Ma le indagini non si fermano alle violenze motivate dall’intenzione di imporre il pagamento della tangente.
 
Gli inquirenti vogliono verificare se sia trattato di un caso isolato o se il racket all’inter no del mercato coperto del quartiere Libertà sia una prassi diffusa. Inoltre, c’è da stabilire se i due indagati abbiano agito da soli, oppure nel contesto di un quadro più ampio. C’è da capire insomma se se abbiano agito per conto di qualcuno e se dietro ci sia un’associazione dedita al racket dei commercianti nella ex Manifattura.
Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori della Mobile anche quella che alcuni appartenenti al clan Strisciuglio della costola attiva a Carbonara da un po’ di tempo abbia deciso di fare capolino nel quartiere Libertà dove il racket delle estorsioni sarebbe tornato piuttosto fiorente.
[g. l.]
 
 
 
(da "La Gazzetta del Mezzogiorno" di venerdì 9 novembre 2012)